Archive for Settembre, 2005
30.09.05

Più capitalismo contro la povertà

Tutte le notizie, Economia, Rassegna stampa

di B. Della Vedova, dal Corriere Economia

In molte, troppe, occasioni capita di sentire additare il capitalismo e il liberismo come le cause della povertà di centinaia di milioni di individui, piuttosto che la principale ragione della ricchezza degli altri. Continua »

29.09.05

Berlusconi e Della Vedova, apporto radicale a CdL

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(ANSA) - ROMA, 29 set - Forza Italia informa dell’incontro di stamattina fra il presidente del partito, Silvio Berlusconi, ed una delegazione di esponenti radicali che intendono sostenere la Cdl, guidata da Benedetto Della Vedova, sottolineando l’importanza dell’apporto di questa componente alla Cdl e preannunciando iniziative comuni.

Il comunicato informa che ‘’il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha oggi incontrato una delegazione dei Riformatori Liberali composta da Benedetto Della Vedova, Marco Taradash, Peppino Calderisi e Carmelo Palma. All’incontro ha partecipato il coordinatore di Forza Italia, onorevole Sandro Bondi'’. ‘’Nell’incontro - prosegue il comunicato di Forza Italia - si e’ convenuto sull’esigenza di rafforzare i contenuti liberali e di mercato nella proposta politica della Casa delle Liberta”’. ‘’Il presidente Berlusconi ha ribadito quanto sia importante, in vista delle elezioni politiche, assicurare alla Casa delle Liberta’ l’apporto di questa componente liberale, liberista, laica e radicale, guidata da persone di valore che hanno scelto la Casa delle Liberta’ per la loro iniziativa politica riformatrice, in contrasto con il disegno conservatore e di potere della sinistra e di Romano Prodi'’. ‘’Nell’incontro - conclude il comunicato - sono state concordate iniziative e manifestazioni comuni.(ANSA)

26.09.05

Della Vedova lancia i liberalradicali. “Forse mi candido alle primarie?

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di B. Della Vedova, dal Corriere Economia

In molte, troppe, occasioni capita di sentire additare il capitalismo e il liberismo come le cause della povertà di centinaia di milioni di individui, piuttosto che la principale ragione della ricchezza degli altri.

Non di rado - ancora oggi - in molti evocano la necessità di un superamento della produzione capitalistica e il passaggio a un sistema non ben definito, ma che potrebbe garantire la fine dello sfruttamento e dell’iniqua distribuzione della ricchezza. Sempre meno infrequente, però, è la voce di quanti, tra i molti che si preoccupano e si occupano dello sviluppo dei Paesi poveri e dell’emancipazione degli esclusi (anche nei Paesi più ricchi), indicano nel capitalismo non la causa bensì uno dei possibili rimedi alla povertà. Per costoro la parola «capitale» non va pronunciata sottovoce e con reticenza, ma deve essere messa al centro delle analisi e delle politiche per lo sviluppo.

Hernando de Soto, economista peruviano fondatore dell’Ild (Institute of Liberty and Democracy) scrisse un libro dal titolo Il mistero del capitale in cui spiegava i grandi benefici che potrebbero venire a molti abitanti poveri dei Paesi poveri dalla possibilità di mettere a frutto quella parte di capitale di cui dispongono ma che risulta inutilizzabile ad attivare il circuito della produzione e della accumulazione a seguito della mancanza di infrastrutture giuridiche che garantiscano i diritti di proprietà. Contribuire a creare le condizioni per cui quel «capitale morto» entri nel circuito della produzione, ad esempio costituendo garanzia per ottenere credito presso le banche, dovrebbe essere prioritario, secondo De Soto, rispetto agli aiuti internazionali allo sviluppo.

Nel saggio Non si presta solo ai ricchi. La rivoluzione del microcredito , Maria Nowak, economista dello sviluppo nota come la «banchiera dei poveri» affronta i profili teorici e descrive la realtà concreta del microcredito. Seguendo l’ispirazione Mhuammad Yunus, iniziatore di questa esperienza, la Nowak individua nell’accesso al credito, e quindi nell’accesso al capitale, la discriminante negativa per i poveri, ovunque si trovino. Centinaia di milioni di potenziali piccoli imprenditori sono condannati alla fame o alla mera sussistenza non per mancanza di spirito imprenditoriale, ma per l’impossibilità di accedere a prestiti che, pur se di minima entità, sarebbero decisivi per l’avvio di una attività agricola o artigianale. In polemica con l’assistenzialismo statale e internazionale, la Nowak individua nell’accesso al credito per chi oggi ne è escluso la via per un «liberismo dal volto umano». La polemica, dunque, non è «contro» il capitalismo, ma per l’estensione dei suoi meccanismi.

I microprestiti vengono concessi, nelle esperienze presentate nel libro, a tassi di interesse anche più elevati di quelli richiesti nei circuiti creditizi tradizionali, dal momento che i costi di gestione del microcredito sono mediamente più elevati di quelli tradizionali. L’innovazione sta nel rendere accessibile il credito - di entità modesta, circa il 10% del Pil annuo procapite - anche a chi non può offrire garanzie patrimoniali, ma «semplicemente» si impegna a onorare l’impegno alla restituzione: una scommessa sulle capacità imprenditoriale cui il sistema bancario tradizionale ci ha ormai pressoché disabituato.
Dal Bangladesh (antesignano del microcredito con la Grameen Bank), all’Africa, all’America Latina sono innumerevoli i casi di successo delle organizzazioni impegnate nel finanziare l’avvio di attività imprenditoriali che altrimenti non vedrebbero la luce. I tassi di rimborso dei prestiti raggiungono quasi percentuali elevatissime, prossime al 100%, facendo leva sulla reputazione di chi li riceve e su piccole reti di mutua assistenza.

«Da tempo sostengo che il credito dovrebbe rientrare tra i diritti umani. Si dovrebbero creare istituzioni per garantire il credito a tutti coloro che sono respinti dalle istituzioni finanziarie esistenti» ha scritto Yunus. Una prospettiva inedita e un po’ forzata. E’ certo, però, che questa impostazione culturale ed economica lascia spazio a politiche per lo sviluppo radicalmente innovative, che potrebbero utilmente prendere il posto di quelle viziate dai pregiudizi anticapitalisti e antiliberisti.

23.09.05

Della Vedova a Pannella: Carissimo Marco, perché non sarò a Fiuggi

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di Benedetto Della Vedova, membro della direzione di Radicali Italiani.

Roma, 23 settembre 2005

Carissimo Marco,
come mi pare logico e come avevamo insieme convenuto, in questi giorni non sarò con te e tutti gli altri alla Convenzione di Fiuggi. E’ la prima volta che mi accade, dopo oltre undici anni, di non partecipare ad una assise radicale o anche radicale, il che non mi lascia certo indifferente.

Ma, come ho avuto modo di ribadire all’ultimo Comitato di Radicali Italiani, pur comprendendone le ragioni- a partire da quella di offrire agli italiani la possibilità di dare ai radicali un voto non di mera testimonianza e di consentire un ritorno nel Parlamento nazionale - il progetto di un nuovo soggetto politico da realizzarsi con SDI ed eventualmente nuovo PSI non mi convince. Soprattutto per il suo inevitabile approdo finale, il sostegno all’unione prodiana e, se così dovesse essere, ad un eventuale governo di questo centrosinistra.
In questa fase - proprio in questa fase - assai più promettente avrei trovato per te e per Radicali Italiani la prospettiva di ricercare, con la stessa dose di pragmatismo che anima l’iniziativa con lo SDI, una alleanza politico-elettorale con il centro destra. Vi è una ragione di maggiore cittadinanza dei contenuti radicali nella coalizione (che non significa, come sappiamo, coincidenza del programma della coalizione con quello radicale, ma, questo sì, non ostracismo delle posizioni liberiste o amerikane); vi è una ragione di assetto complessivo delle coalizioni, ed in particolare il prefigurarsi di una riedizione aggiornata e potenziata della macchina da guerra di oltre dieci anni fa che aggregava attorno alla sinistra che già si sentiva vincitrice, la parte di gran lunga più consistente dei poteri italiani; vi è, infine, la valutazione - certo tutta da dimostrare - che l’opinione pubblica che guarda al centrodestra sia in una parte significativa desiderosa di sostenere le politiche liberali e radicali (e laiche) all’interno della Casa delle Libertà.

Ma non è questo il momento di riaprire la nostra discussione, visto che la scelta di Radicali Italiani - quella di cercare di portare fino in fondo questo progetto - è presa.
Faccio a te e a tutti gli altri gli auguri - veri - di un lavoro proficuo.

Per parte mia, come sai, sto cercando con Marco Taradash, Carmelo Palma, Peppino Calderisi e altri di provare ad aprire uno spazio riconosciuto, “legittimato? e, spero, valorizzato, di iniziativa politica liberale, liberista e radicale all’interno della coalizione di centrodestra. Al prossimo congresso di Radicali Italiani, in vista delle decisioni definitive del Movimento sulla strategia elettorale, avremo credo tempo e modo di discutere anche di questo.

Voglio ribadire, per ultimo ma non meno importante, che questa nuova iniziativa intende anche contribuire alla realizzazione del progetto che ti vede prioritariamente impegnato in prima persona per il rilancio del Partito Radicale Trasnazionale (anzi, del Partito Radicale Nonviolento, trasnazionale e transpartito) di cui io, come tutti gli altri che partecipano a questo tentativo “da salmoni? di nuotare politicamente controcorrente, resto un convinto militante.

Un abbraccio forte,

Benedetto

15.09.05

La sinistra sbaglia. Lo scandalo non è che si faccia una legge ora, ma che si faccia questa legge ora

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di Benedetto Della Vedova,

da Il Foglio: Gridare allo scandalo di fronte ad una proposta di riforma della legge elettorale votata a maggioranza è di per sé scandaloso. La scelta della CDL non è contraddittoria rispetto al principio e alla prassi dell’adozione di “grandi? riforme elettorali e costituzionali (dove la grandezza non designa necessariamente la qualità) con il ricorso non già alle “grandi intese?, ma alla “disciplina di maggioranza?.

Dal 1993 in poi, inoltre, si sono ripetutamente cambiate le regole elettorali e costituzionali a poche settimane dal voto, secondo criteri di evidente opportunità politica. Facciamo due esempi. Il sistema degli sbarramenti al 3 (Regioni) o al 4% (Parlamento) non è stato forse congegnato per negare persino il diritto di tribuna alle forze politiche non coalizzate? E oggi sarebbe di per sé antidemocratico perché verrebbe fatto valere anche per le piccole forze interne alle coalizioni? E ancora: il rafforzamento costituzionale dell’impianto regionalistico, che la sinistra realizzò nel 2001 con una maggioranza risicatissima poco prima di “consegnare? il paese a Berlusconi, oltre ad essere una riforma giustificabile istituzionalmente, non costituiva forse anche - o soprattutto- il tentativo di dotare le regioni “amiche? di uno strumento di contenzioso e di contrattazione con un governo “nemico?? Quanti non trovarono scandaloso realizzare quella riforma in extremis possono oggi scandalizzarsi?

L’unico vero “scandalo democratico? (in termini politici, più che giuridici), casomai, risiede nel tradimento di un voto popolare referendario: già il Mattarellum, infatti, costituiva non una attuazione ma un evidente aggiramento del referendum elettorale del 1993. Il mantenimento allora della quota proporzionale è stato - come era facile prevedere - il tarlo partitocratico che ha minato dall’interno il sistema maggioritario. Che la sinistra avrebbe impugnato demagogicamente la questione elettorale era comunque cosa certa: stupisce che proprio gli alfieri del moderatismo all’interno della CDL, i “centristi? dell’UDC ne abbiano fatto una questione pregiudiziale alla loro permanenza nella coalizione. Nel merito e al di là delle intenzioni: qualora questa legge venisse approvata, introdurrebbe una duplice distorsione del sistema bipolare: in primo luogo, dal punto di vista istituzionale, cancellerebbe di fatto ogni legame fra espressione di voto e scelta di governo, preparando il ritorno al tradizionale e inefficiente sistema delle mediazioni partitiche nella scelta dei governi e delle leadership; in secondo luogo, sul piano politico, stimolerebbe irreversibilmente le spinte centrifughe (soprattutto, per ragioni evidenti, nel centrodestra) dissolvendo ogni presentabile parvenza di bipolarismo e di “alternanza?.

Invocare il proporzionale per favorire la governabilità significa scambiare la causa con il rimedio: senza la quota proporzionale la “fedeltà? alla coalizione delle diverse componenti non verrebbe messa in discussione e la forza di condizionamento delle “estreme? ridotta alla minaccia di “suicidio? politico di quanti volessero correre all’esterno delle coalizioni principali, a quel punto trasformate in veri e propri “partiti unitari? (anche se poi, è bene sottolinearlo, il solo sistema che in Europa garantisce l’esistenza di un “terzo? partito è proprio quello maggioritario secco inglese). Il ritorno al proporzionale non è funzionale alla governabilità, dunque, e provocherebbe l’abbandono di quella logica binaria e implicitamente presidenzialista che gli italiani hanno dimostrato di gradire, tanto a livello comunale, provinciale, regionale che nazionale. Gli unici veri beneficiari di questa riforma sarebbero i singoli partiti e le loro strutture, liberi di ricominciare a gestire la cosa pubblica sciolti dai vincoli stringenti del maggioritario. Nulla di illegittimo e di antidemocratico. Ma la politica non vive di solo sistema elettorale e nei prossimi sei mesi sarebbe meglio discutere di altro.

14.09.05

I radicali meglio a destra

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da Cronache de L’Indipendente, pag. 1 di Benedetto Della Vedova

Il Comitato nazionale di Radicali Italiani si è concluso con una votazione che ha sancito la volontà di proseguire nel progetto di alleanza tra Radicali Italiani e Lista Coscioni da una parte e lo Sdi dall’altra. Lo sbocco di questo progetto non potrebbe che essere quello della presenza di liste radicalsocialiste (anche con la previsione della creazione di un nuovo soggetto politico) nell’ambito dell’Unione. Questa scelta ha le sue ragioni e le sue prospettive. Ma la mia convinzione è che ragioni politicamente più convincenti e prospettive più promettenti dovrebbero condurre ad una scelta di segno opposto: la ricerca di un’alleanza con il centrodestra. Non è ovviamente il giudizio sull’operato della maggioranza e del governo in questi cinque anni a essere positivo o incoraggiante, viste le troppe incertezze, i troppi passi falsi e i troppi obiettivi deliberatamente mancati. E poco conta, da questo punto di vista, ribadire che l’esperienza dei governi di centrosinistra della precedente legislatura non offre certo migliori credenziali sul fronte delle riforme liberali (e neppure, considerata nel suo complesso, su quello del rigore nei conti pubblici): si vota giudicando il governo uscente e il progetto di quello futuro. Proprio questa insoddisfazione diffusa e il conseguente rischio di sonora sconfitta elettorale impone al centrodestra di ritrovare lo slancio delle riforme liberali, in particolare sul fronte economico sociale. Il centrodestra dovrebbe prendere ad esempio la coraggiosa campagna elettorale neo-thatcheriana di Koizumi, che ha saputo sfidare le profonde radici stataliste, paternalistiche e consociative del Giappone. Quanto ad Angela Merkel e al centrodestra tedesco, il giudizio sull’esito delle elezioni appare sospeso, ma la candidata alla cancelleria di Berlino si è presentata sulla base di una piattaforma decisamente riformatrice in senso liberale. Che in un Paese conservatore come la Germania questo progetto coraggioso possa suscitare qualche timore abilmente cavalcato dai socialdemocratici non stupisce: staremo a vedere. Su questi temi la possibilità che le soluzioni liberal-liberiste trovino cittadinanza piena e contribuiscano a segnare la politica della coalizione sono sicuramente maggiori nel centrodestra che non nel fronte prodiano, dove la parola liberismo è quasi sempre accompagnata dal dispregiativo “selvaggio” (o da quello “americano”, cui si attribuisce il medesimo significato). Su queste basi, nei termini che ho preannunciato al comitato di Radicali Italiani, io stesso, Marco Taradash e altri, daremo vita a un’iniziativa politica che intende contribuire a rafforzare le ragioni e le politiche liberali e liberiste nell’ambito della Casa delle libertà (oltreché a sostenere una politica internazionale improntata a rafforzare nell’ambito europeo un legame con gli Stati Uniti non meramente declamatorio ma fondato sulla ricerca di unità di intenti e di azione). Il successo di questa iniziativa dipenderà molto dai riscontri che essa incontrerà all’interno della Cdl medesima, ma sono sicuro che molti elettori ormai delusi o tiepidi saluterebbero positivamente il fatto che si formi una nuova aggregazione liberale nel fronte berlusconiano. Quanto ai temi libertari è chiaro che nel centrodestra prevalga un atteggiamento di chiusura. Vi sono però contraddizioni preziose, a partire da quella di Gianfranco Fini, che lasciano intravedere la possibilità di un confronto non ideologico. Magari ricordando, per restare in Europa, che il popolare Aznar si era spinto molto in avanti sul riconoscimento delle coppie di fatto o che il principale alleato della Merkel, il leader dei liberali Guido Westwelle, sia gay. Anche su questi temi, che pure non sono nell’agenda della maggioranza e del governo, è scontato che molti elettori del centrodestra non si riconoscono nelle posizioni ultraconservatrici. Questa scelta non mette in discussione la mia militanza nel Partito radicale trasnazionale di Marco Pannella, che è un movimento non violento trasnazionale e transpartito che in quanto tale non si presenta alle elezioni.

12.09.05

Della Vedova: “In questo momento per i radicali è meglio il centrodestra”

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dalla Agenzia Linonline:

Secondo l’ex eurodeputato e dirigente radicale, la posizione di Prodi sui pacs è solo legittima propaganda in vista delle primarie. Benedetto Della Vedova, Lei ritiene un errore l’apertura dei radicali allo Sdi? Io non parlo di errori, credo che, proprio in questa fase, sarebbe piu’ promettente per i radicali una iniziativa politica che si collochi nel centrodestra.
Come commenta la presa di posizione di Prodi sui pacs che ha acceso polemiche anche nel centrosinistra? Sembra che Prodi voglia andare in una direzione che combacia con quelli che sono i vostri capisaldi? Temo che purtroppo si tratti di un elemento di legittima propaganda in vista delle primarie. Sullo specifico sono assolutamente d’accordo e credo che il centrodestra farebbe un gravissimo errore ad apparire come il fronte compatto che si oppone ad alcuni passi avanti sulle coppie di fatto, anche perché, un conto è la posizione zapateriana del matrimonio, un conto è il riferimento alla situazione francese. Mi auguro, ma temo che non sia cosi’, che davvero ci sia l’impegno di tutta la coalizione e mi auguro che, all’interno del centrodestra, emergano posizioni di sostegno a questo tipo di iniziativa. Poi, comunque, sara’ in Parlamento che si giochera’ la partita, questi temi viaggiano su uno schema che non è quello maggioranza-opposizione. Pannella ha detto che Berlusconi è spacciato, che tutto quello che aveva promesso non l’ha mantenuto. Ormai, tutti credono che il centrodestra stia andando verso la sconfitta alla politiche. Lei ha dichiarato di voler andare controcorrente, e come intende farlo?Quello che ho dichiarato durante i lavori del Comitato, e che non voglio dire che abbia ottenuto la benedizione di Pannella, sicuramente non ha meritato la sua scomunica, è di voler dare vita ad un’iniziativa politica con Marco Taradash, Peppino Calderisi e altri, che abbia l’obiettivo di contribuire a rilanciare nella coalizione di centrodestra le ragioni e le politiche liberali e liberiste.

Partirete con un’associazione? Si parte con un’associazione per avviare un’iniziativa politica. Ovviamente il progetto crescera’ tanto piu’ saranno i riscontri nella coalizione e da parte della leadership della coalizione. Il progetto ha questa ambizione: essere un punto di riferimento e di aggregazione per coloro che credono nell’importanza e nella strategicita’ della politica liberale-liberista americana, radicale, nell’ambito della coalizione del centrodestra. Insomma, Lei crede di piu, per la realizzazione di questi obiettivi, nel centrodestra? Si, perché io credo che oggi, nonostante la situazione attuale, la prospettiva migliore sia la’ perché penso che la’ ci sia uno spazio enorme per i nostri temi e, quindi, per la nostra iniziativa in termini di riscontro di opinione pubblica, di un’opinione pubblica che vuole votare un centrodestra che si connoti anche per essere un centrodestra liberale, liberista e aperto sui temi cosiddetti libertari. Anche se credo che la scelta di uno schieramento piuttosto che di un altro non dipendera’ dalle iniziative libertarie, ma dall’impegno sulle politiche economico e sociali e dall’impegno sulla politica internazionale. Lei aspettera’ di vedere cosa succede al congresso radicale di ottobre? No, come ho preannunciato, comincero’ a lavorare subito perché questa iniziativa possa avere successo e possa ricavarsi uno spazio importante dentro il centrodestra. Conto che questa iniziativa si renda visibile e possa cominciare a raccogliere attorno a sé consensi e sostegni. Il momento del congresso dei radicali italiani sara’ un’occasione anche per discutere sugli esiti di questa iniziativa. Ma l’iniziativa parte e si gioca le sue carte.
Allora, lascia il partito che va in un’altra direzione?
È evidente, la nostra direzione di marcia è molto precisa ed è quella del centrodestra. Poi, teniamo sempre conto che quando uno dice il partito di Pannella, quello è il partito radicale transnazionale che è un movimento non violento che non si presenta alle elezioni, quindi quello per noi resta un punto di riferimento ed un impegno. Rispetto alla politica italiana, ai radicali italiani e alla lista Luca Concioni, noi stiamo facendo una scelta che va nella direzione opposta. Per ora l’associazione ha solo un soprannome, ‘associazione dei salmoni’ perché andate controcorrente, verso la Cdl. Non c’è ancora un nome, ma l’importante è partire. L’ambizione è che questa cosa possa crescere in modo significativo. Siamo convinti che ci siano forti potenzialita’, anche in termini di rappresentanza di una serie di personalita’, ma piu’ complessivamente di opinione pubblica e di elettori che questo si aspettano dal centrodestra: un rilancio delle politiche e della politica liberale e liberista. Non che oggi non ci siano personalita’ all’interno del centrodestra che hanno questo profilo, pero’, c’è moltissimo spazio ancora da occupare. La prossima mossa di questo progetto? Intanto, puntiamo a consolidare i riscontri che abbiamo avuto, quindi, promuoveremo iniziative per riportare i temi che ci sono cari, al centro della discussione di una componente della Cdl e poi magari come elemento di discussione di tutta la Cdl. Contiamo di trasformare la potenza e le potenzialita’ in atto. È una scommessa ambiziosa, noi partiamo per vincerla. Ovviamente chiunque vuole contattarci è libero di farlo, sul mio sito www.benedettodellavedova.com, in attesa, entro breve, di un sito dell’associazione. Quando deciderete il nome? Avverra’ entro pochi giorni.