18.07.07

Audio “Politiche di liberalizzazione e concorrenza in Italia”

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L'immagine “http://www.mnlf.it/images/CERM.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Roma - Società editrice il Mulino. Intervengono: Fabio Pammolli (Università di Firenze, IMT Alti Studi, CERM), Antonio Catricalà (Presidente AGCM), Benedetto Della Vedova, Antonio Polito e il Ministro dell’Interno, Giuliano Amato

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9 Feedbacks on "Audio “Politiche di liberalizzazione e concorrenza in Italia”"

Piero Merk Ricordi

Vorrei sapere, adesso che quasi tutti i lavoratori autonomi che costituiscono il ceto medio e medio basso, sono diventati poveri, chi pagherà le tasse con le quali pagare ancora i lavoratori privilegiati italiani dipendenti soprattutto pubblici e che fanno il II° lavoro evadendo il fisco ?
E poi, ma perchè i lavoratori come me che, per prendersi una laurea hanno cominciato a lavorare tardi, devono lavorare pagando i contributi, quando potranno andare in pensione solo ad almeno 73 anni ?
Forse è il caso che si comincia a ragionare all’inverso e cominciamo a levare tutti i privilegi dei lavoratori dipendenti soprattutto pubblici, mettere sul mercato anche questi posti di lavoro e tassarli al pari dei lavoratori autonomi prima che arrivi qualcuno che si presenta meglio organizzato di una democrazia come la nostra impostata solo su raccomandazioni e poca capacità di fare un Governo serio e responsabile, e prende il potere con tutti i problemi che ne deriverebbero. E lì non penso che l’Europa ci possa più salvare, anzi coglierebbe al volo l’occasione per farci uscire.



lina arena

desidererei che tutti i quotidiani mantenessero un forum aperto ai lettori on line. E ciò per rispettare o per ringraziare il cittadino per le regalie che dallo Stato vengono elergite agli editori dei giornali.Il canale su Sky gestito dalla casa delle libertà è scarsamente accessibile e vergognosamente antidemocratico.



Dario Civalleri

Sarei molto contento se poteste andare d’accordo con i libertari di brunoleoni e simili e anche con capezzone.



Piero Merk Ricordi

Ritengo che Capezzone pensa nella giusta direzione, solo mi chiedo perchè ancora, dopo quello che sta succedendo, non passa a destra definitivamente.
Non abbia paura di perdere la poltrona, perchè una buona politica viene sempre premiata.



dante

piero merk ricordi che i dipendenti pubblici pagano e contribuiscono all’80 % dell’erario pubblico e non possono evadere in quanto le tasse gli vengono detrate direttamente mentre son quelli privati spesso a dichiare il falso ci vuole più uguaglianza,legalità e senso civico !!!



michele

perchè mantenere l’esame di Stato per accedere all’avvocatura. I praticanti avvocati sono ridotti allo schiavismo puro, 5,6 ,7 anni di pratic, lavorano 10 ore al giorni e senza un centesimo, infine l’esame di Stato è congeniato per non farti lavorare….bel paese tutto è finalizzato alla crescita !!! Strappate le tessere elettorali …. tutti …



michele

Sanatoria.
I praticanti avvocati sono vittime di un sistema mafioso - legislativo. In Italia tutto è stato Condonato e Sanato tra clandestini, galeotti, evasori etc etc a prendersela in quel posto sono i soliti noti



Piero Merk Ricordi

Caro Dante, Evidentemente sei un dipendente pubblico ed evidentemente non conosci la realtà che ti circonda. Chiedi ai tuoi colleghi, se te lo confessano, chi fa il doppio lavoro e chiedigli se fa le fatture. Per la cronaca : Io pago tutte le tasse ed i contributi e non evado, quindi ho il diritto di pagare meno tasse al pari delle tue e ricorda che se prendi lo stipendio è solo e soltanto grazie alle mie tasse.



Nando

Vuoi diventare avvocato senza esami? Passa da Madrid o Barcellona ( Spagna in genere)
MILANO — Lo hanno già fatto in tanti. Per molti praticanti avvocati italiani, in particolare milanesi, la Spagna è diventata la terra promessa che permette di aggirare l’annuale strage di candidati agli esami (tra quindici giorni ricominciano) per l’accesso alla professione. In un modo del tutto legale, grazie alle direttive dell’Unione europea, anche se l’aggiramento dell’ostacolo richiede tempo per imparare lo spagnolo e libertà dai vincoli del tirocinio. Ma di fronte ai risultati degli ultimi esami milanesi, dove solo il 18 per cento dei candidati è passato, si fa questo e altro. La pratica è, del resto, abbastanza semplice. In Spagna l’accesso all’avvocatura non richiede esami di stato: bisogna solo farsi riconoscere la laurea in giurisprudenza ottenuta in Italia e dimostrare la conoscenza della lingua. Una volta superato questo ostacolo il novello ‘abogado’ può tornare in Italia a esercitare la professione per un periodo di tre anni. Trascorso questo periodo, il legale avrà il diritto a vedersi riconosciuto anche il titolo italiano. Senza sostenere alcun esame e senza aver fatto alcun tirocinio. «Un’ipocrisia che fa capire quanto sia urgente riformare le leggi sull’accesso», dicono all’Anpa, l’Associazione dei praticanti avvocati, che si sta battendo per poter scegliere tra due possibilità: la prima è sostituire l’esame con un biennio di corso di formazione e di pratica post laurea e con tre anni di attività di patrocinio nei tribunali. Dopo cinque anni, l’iscrizione all’albo dovrebbe essere automatica. Con questo scomparirebbe anche il tirocinio fittizio, una realtà molto diffusa. L’esame, riformato come ‘prova attitudinale’, potrebbe rimanere per chi non fosse interessato ai cinque anni di pratica. Oggi l’esame si può ripetere sei volte. Dopo, non resta che chiudere bottega e dedicarsi ad altre attività. Spesso a dover abbandonare sono praticanti che negli anni si sono conquistati un giro di clientela e che esercitano la professione attenendosi a tutte le regole. Ma che non hanno abbastanza tempo per prepararsi a un esame che è ancora soprattutto nozionistico. Negli altri paesi europei, l’età media di un avvocato abilitato è intorno ai 25 anni. In Italia si arriva al traguardo a 30, spesso a 35. O non ci si arriva mai, come succede a migliaia di bocciati che si concentrano soprattutto a Milano, dove la percentuale di chi passa ha raggiunto livelli bassissimi



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