19.07.07

La droga fa male. Proibita fa peggio - di Marco Taradash

Tutte le notizie, Giustizia, Rassegna stampa

Questo articolo comparirà sul prossimo numero di Charta Minuta, rivista diretta da Adolfo Urso, in funzione di contro-editoriale.

Permissività, indifferenza, perdonismo. Teste dell’Idra che divora l’anima di chi abita la nostra parte del mondo. Non le più feroci, anzi - spesso la loro apparenza è mite - ma le più ingannevoli. Vi siamo assuefatti, le scambiamo per ciò che prima imitano, poi caricaturizzano, alla fine distruggono: la libertà, la tolleranza, la pietas.  Poi c’è l’avidità. Sappiamo che è fra noi, in noi. Che occorre darle una forma, una disciplina, e che allora è possibile trarre dal male il bene. Le api di Mandeville, il panettiere di Smith.

I vizi privati che diventano pubbliche virtù nell’entomologia illuminista dello scanzonato medico anglo-olandese, la “simpatia” con gli altri che trasfigura l’egoismo personale del solerte fornaio in un involontario ma non del tutto inintenzionale servizio alla causa comune dello stomaco e dell’onore sociale. Ma le operazioni di chirurgia filosofica  non riescono a cancellare del tutto la mostruosità di questa testa. Perciò la combattiamo, in nome della fede o della cultura. E della legge, quando l’avidità si accompagna alla violazione del divieto. Ma può capitare allora, come nella leggenda, che a ogni testa che tagliamo, all’Idra ne rinascano due. E poi quattro, e poi otto, e così via, all’infinito. Fino a riempire le città, i quartieri, le case, e la vita economica, politica, militare delle nazioni.
Il proibizionismo sulla droga agisce così.

Droga è il nome delle droghe proibite. Non le più letali, come si sa. Né come causa diretta né come causa indiretta di morte. Il tabacco uccide migliaia di volte più dell’eroina, più pigramente e più tardi, ma più inesorabilmente. L’alcool a sua volta divora l’organismo più lentamente dell’eroina o della cocaina (ma più velocemente della nicotina) ma al contempo è causa di migliaia di morti violente ogni anno sulle strade di ogni paese del mondo. Centinaia di volte più della droga proibita, anche in questo caso. Anche in Italia, che pure non avverte l’alcolismo come problema sociale, e ha leggi molto molto comprensive verso chi guida in stato di ebrezza, che per fortuna ora si pensa di indurire.

Ci sono molte buone ragioni per giustificare il proibizionismo sulle droghe. Ragioni morali, innanzitutto, e poi sociali, e poi culturali, e poi sanitarie, e poi psicologiche, e poi pratiche, e poi elettorali. Ma ce n’è una più che sufficiente per contrastarlo, al di là di ogni credo: il proibizionismo non funziona. La repressione combatte il male, è vero. Ma non lo riduce. Anzi, lo moltiplica. Aggiunge male al male, trasformando un problema personale in una tragedia pubblica. Un vizio privato si muta in una moltitudine di vizi pubblici. Molti dei quali – di fatto i più dannosi perché provocano la diffusione per metastasi di un morbo che altrimenti potrebbe essere isolato e meglio curato - non hanno nessuna relazione diretta con l’assunzione di droga, ma esclusivamente col rimedio che noi utilizziamo per combatterla. Aggressioni contro le persone e la proprietà, corruzione, mafia, malattie (Aids ma non solo), sono amplificate drammaticamente non dalla droga ma del modo in cui la politica ha deciso di combatterne la diffusione.

Ci sono molti altri argomenti per opporsi alla proibizione, in nome di quel binomio inscindibile fra libertà e responsabilità che è alla base di un’etica liberale. “Ragiona con il potenziale tossicodipendente, sì. Parlagli delle conseguenze, sì. Prega per e con lui, sì. Ma io credo che non abbiamo il diritto di usare la forza [dello Stato] direttamente o indirettamente per impedire a un adulto di commettere suicidio e ancor meno per  tenerlo lontano dall’alcool o dalle droghe” scrisse Milton Friedman in un famoso articolo su Newsweek nel 1972. Ma al fondo resta il fatto che il proibizionismo non funziona. “Non è che degli Stati Uniti condivida proprio tutto” - ha detto Mario Vargas Llosa nel corso della lettura annuale 2005  dell’American Enterprise Institute (Confessioni di un liberale) - “per esempio lamento il fatto che molti stati applicano ancora quell’aberrazione che è la pena di morte, e anche altre cose, come ad esempio il fatto che la repressione ha la prevalenza sulla persuasione nella guerra alla droga, a dispetto della lezione del Proibizionismo”. Che non funzionò. “La guerra alla droga ci è costata miliardi di dollari, ma la droga è ancora lì nelle strade. Il proibizionismo si è rivelato un costoso fallimento. Come sull’alcool anche il proibizionismo sulla droga ha creato più problemi di quanti ne ha risolti. La guerra alla droga ha distrutto le vite degli abitanti delle città, corrotto le forze dell’ordine e distorto la nostra politica estera”, si legge in una dichiarazione del Cato Institute, un’altra Fondazione americana non sospetta di simpatie verso la sinistra e i sinistrismi. Anche in Italia i più autorevoli fra i liberali, da Antonio Martino a Alberto Mingardi (Marco Pannella fa storia a sé) avversano il proibizionismo per ragioni sia teoriche che pratiche.

L’ultimo rapporto sul consumo e il traffico di stupefacenti, diffuso a luglio, ripete cose note. L’uso delle droghe illegali aumenta anno dopo anno, in particolare la cannabis, mentre diminuisce il prezzo di vendita al dettaglio. Anzi, per meglio dire, mentre il prezzo resta stabile, il marketing viene incontro al consumatore di oggi: una dose di cocaina al prezzo di una buona bottiglia di vino. Il consumo delle droghe legali, dice il rapporto, è diminuito negli ultimi cinque anni; in modo rilevante per l’alcool, meno per le sigarette a causa dell’ aumento del numero delle fumatrici. Il numero delle persone denunciate per produzione, traffico o vendita di stupefacenti arriva quasi a  32 mila nel 2006, e di questi quasi il 30% sono immigrati; ma per i reati più gravi, quelli associativi e organizzativi, gli italiani fanno ancora la parte del leone, con il 90% delle denunce. Il carcere rispecchia queste proporzioni. Le Forze dell’Ordine fanno il loro lavoro, e ottimo e abbondante come sempre è il quantitativo delle sostanze che sequestrano. Ma sono costrette ad ammettere che i sequestri hanno un’incidenza praticamente nulla sulla distribuzione della merce. Nelle regioni più ricche è più facile che altrove trovare droga per strada (lo dice il 36% dei giovani interpellati, a proposito, badate bene, dell’eroina), ma sarà consolante sapere che la Regione dove meno diffusa è la vendita dell’eroina e più difficile il suo acquisto al minuto è la Sicilia. Questo ci dice che è possibile intervenire con efficacia per ridurre persino questo mercato (anche se, come ovvio, i mezzi cui ricorre la mafia sono diversi da quelli che potrebbe utilizzare lo Stato).  

Le mafie italiane hanno trovato nella droga lo strumento finanziario e di penetrazione sociale che ha consentito loro il salto dalla dimensione rurale o provinciale a quella di organizzazioni transnazionali della violenza e della corruzione, e poi della finanza, con sede nei principali centri economici del Nord Italia e nelle capitali finanziarie di mezzo mondo. Lo scenario mondiale è ancora più sconfortante. La lettura del rapporto Onu 2007 sulla droga è molto utile per valutare l’utilità del proibizionismo. Anche perché da quando l’italiano Antonio Maria Costa è diventato direttore dell’organismo contro la droga e il crimine, il tono di questi rapporti è cambiato. Costa pensa positivo e nella sua introduzione al rapporto ci regala un quadro ottimistico: la situazione è sotto controllo, la produzione di cocaina, cannabis e anfetamine si è stabilizzata, purtroppo quella dell’eroina no a causa dell’Afghanistan. Però i sequestri sono arrivati a livelli record: nel 2006 un quarto dell’eroina prodotta è stata intercettata (contro il 15% del 1999) e addirittura il 45% della cocaina (contro il 24% del 1999). Numeri importanti, che danno l’idea dell’immensità dell’impegno mondiale contro il traffico di droga. Eppure, quando andiamo a guardare le cifre assolute, lo sconcerto è inevitabile. La coltivazione d’oppio ha toccato nel 2006 il massimo storico, 6.610 tonnellate metriche contro le 4.600 dell’anno precedente (un incremento del 43%!)  e le 4.300 del 2002, e la produzione di eroina è aumentata in proporzione. E allora dov’è la ragione di tanto ottimismo?
Forse abbiamo risultati migliori sul fronte della coca? Purtroppo no: la produzione di cocaina è, con l’eccezione del 2004, al massimo livello storico, nonostante un certo calo nella raccolta della materia prima: quasi 990 tonnellate metriche contro le 1010 del 2004 e le 800 del 2002. Lo stesso vale per la cannabis: 42mila tonnellate metriche nel 2005 (ultimo dato) contro le 45mila del 2004, anno record, e le 32100 del 2002. Però i consumi si sono stabilizzati - dice l’Onu – e questo vale anche per le metamfetamine, la cui produzione resta ai livelli del 2000. Bene. Forse però, visto l’incremento dei sequestri ci saremmo potuti aspettare una forte diminuzione nei consumi. Così non è stato. I sequestri, per quanto importanti, non incidono sul mercato. E il denaro della droga continua a finanziare non soltanto tutte le altre attività criminali, ma anche tutti i movimenti terroristici e antioccidentali del mondo.
Allora proviamo anche noi a  pensare positivo. I consumi non aumentano, e non certo perché l’offerta non fosse in grado di soddisfare la domanda. Questo è ragione di speranza. Non sarà forse vero che soltanto una piccola parte dell’umanità è disposta a diventare schiava della droga? Non varrebbe la pena allora concentrarsi sulla domanda di droghe senza dover destinare immense inutili risorse alla repressione della produzione e del traffico delle droghe? Forse con mezzi diversi da quelli usati finora potremmo riuscire a ridurne il consumo, le ragioni del consumo e gli effetti del consumo.

Quando si parla di legalizzazione in Italia si pensa generalmente agli spinelli. Negli ultimi dieci anni anche gli antiproibizionisti non hanno fatto molto per smentire questa convinzione (penso alle distribuzioni pubbliche di hashish o marijuana, alla definizione di non-droghe). Ma è un grave errore. Le droghe vanno legalizzate non perché sono innocue, ma anche se - e  proprio perché - fanno male. Può esistere un uso pesante delle droghe leggere. Al di là delle demonizzazioni, credo che genitori amorevoli debbano cercare di capire cosa o chi porta un ragazzo allo spinello o peggio a un suo uso frequente, senza drammatizzare ma senza banalizzare. E visto che le conseguenze a lungo termine dell’uso frequente della canapa sono tuttora poco conosciute, è bene tenere una posizione intermedia fra l’allarmismo e il tranquillismo.
Ma se una sostanza fa male, proibita fa peggio. Vietate, le droghe fanno male non soltanto a chi le adopera, ma all’intera società (e ovviamente soprattutto ai più deboli o svantaggiati,  che vivono in quei quartieri, o sono più facile obiettivo di quei reati). Vietate, il loro effetto si moltiplica, si trasforma, si deforma orribilmente.
Non esiste alcuna relazione di simpatia fra antiproibizionismo e permissivismo. Un confronto aperto aiuterebbe a dissipare inutili allarmi e a concentrarci sulle soluzioni. Un esempio: che dalle droghe leggere si passi alle droghe pesanti è una leggenda. Questa relazione è falsa, come falso sarebbe  il sillogismo di chi dicesse che dal tabacco si passa alla marijuana visto che nella generalità dei casi chi si fa uno spinello ha in passato fumato qualche sigaretta (cosa che di fatto accade a oltre il 90% dei fumatori di cannabis). Le ricerche sul campo ci danno un quadro più realistico della faccenda: in Italia quasi 9 fumatori di spinello su 10 non utilizzano altre sostanze illegali (per la precisione l’87%, secondo il rapporto 2006), mentre c’è un certo numero di persone che alternano la cocaina o l’eroina all’alcool senza fumare spinelli. Certo, è vero che le sigarette si vendono in tabaccheria, mentre l’erba si compra per strada, da rivenditori che possono offrirti anche altra merce, e convincerti a fare qualche esperienza nuova. Questo comporta di per sé rischi di passaggio dalle droghe leggere alle pesanti – ma questa non è semmai una buona ragione per togliere l’erba dalla strada?

Sono soprattutto le droghe più pericolose per la salute individuale, e più dannose alla società che occorre riportare sotto controllo, alla luce della legge, della medicina e dell’assistenza sociale. Tenendo presente che buona parte del danno (o tutto, se si pensa alla criminalità, alla delinquenza, alla corruzione) nasce non dalla droga ma dalle leggi sulla droga. Ecco un buon piano antidroga: sottrare le sostanze alla poderosa macchina propagandistica e distributiva del mercato nero, annullarne la prodigiosa capacità di moltiplicare per decine e centinaia di volte gli investimenti iniziali, impedire che l’assuefazione alla droga si trasformi nel consumatore in assuefazione alla violenza contro gli altri. Affamare le mafie, strappare alla delinquenza i tossicodipendenti in crisi di denaro, convertire gli investimenti dello Stato dalla repressione ad un sostegno massiccio per le comunità terapeutiche, i centri di assistenza, le famiglie che vivono questa piaga. Legalizzare, informare, scoraggiare, e tassare. E fare in modo che l’economia della droga e quella dell’antidroga non abbiano più, al di là delle buone intenzioni dei legislatori e della dedizione spesso eroica di chi opera sul campo, il comune interesse a non far migliorare la situazione. Combattere la droga si può. Combattere i “drogati” è stupido. Lasciare alla criminalità il potere di gestire le immense risorse che il proibizionismo genera è suicida.

 

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Liberale

Belle parole e bei concetti..tuttavia ho un forte dubbio. Molti degli antiproibizionisti provengono da una cultura liberale elitaria, hanno un’educazione ben sopra la media, hanno probabilmente vissuto in ambienti non degradati etc etc, in poche parole sanno dosare e razionalizzare anche l’uso di sostanze quali alcol-nicotina e droghe. Ed anche qualora non li sappiano dosare, sono consapevoli del rischio a cui vanno incontro. Siamo così sicuri che questo libro dei sogni antiproibizionisti non sia applicabile solo in un mondo utopico? L’esempio del doping ai ciclisti adolescenti vi dice nulla ( il medico mi diceva di prendere quelle sostanze..nn sapevo a cosa andassi incontro ). In una società come la nostra dove i media propinano modelli di vita nn certo equilibrati, siamo sicuri che l’antiproibizionismo non inneschi ( se non controbilanciato da una educazione civile e non solo maggiore ) una reazione a catena incontrollabile? Sono pienamente d’accordo, è miope usare 2 pesi e 2 misure fra alcol e droghe. Manca tuttavia una analisi seria della società giovanile ( e non solo ) di oggi. L’esempio olandese non mi dà molte sicurezze in proposito..



antonio spina

Mi pare che sostanzialmente Marco Taradash abbia buone ragioni quando dice:
1) Ma al fondo resta il fatto che il proibizionismo non funziona. “Non è che degli Stati Uniti condivida proprio tutto” - ha detto Mario Vargas Llosa nel corso della lettura annuale 2005 dell’American Enterprise Institute (Confessioni di un liberale) - “per esempio lamento il fatto che molti stati applicano ancora quell’aberrazione che è la pena di morte, e anche altre cose, come ad esempio il fatto che la repressione ha la prevalenza sulla persuasione nella guerra alla droga, a dispetto della lezione del Proibizionismo”. Che non funzionò

2) Come sull’alcool anche il proibizionismo sulla droga ha creato più problemi di quanti ne ha risolti. La guerra alla droga ha distrutto le vite degli abitanti delle città, corrotto le forze dell’ordine e distorto la nostra politica estera”, si legge in una dichiarazione del Cato Institute

3) ma sarà consolante sapere che la Regione dove meno diffusa è la vendita dell’eroina e più difficile il suo acquisto al minuto è la Sicilia. Questo ci dice che è possibile intervenire con efficacia per ridurre persino questo mercato (anche se, come ovvio, i mezzi cui ricorre la mafia sono diversi da quelli che potrebbe utilizzare lo Stato).

4) i sequestri sono arrivati a livelli record:
Eppure, quando andiamo a guardare le cifre assolute, lo sconcerto è inevitabile. La coltivazione d’oppio ha toccato nel 2006 il massimo storico, 6.610 tonnellate metriche contro le 4.600 dell’anno precedente (un incremento del 43%!) e le 4.300 del 2002, e la produzione di eroina è aumentata in proporzione. E allora dov’è la ragione di tanto ottimismo?

5) I consumi non aumentano, e non certo perché l’offerta non fosse in grado di soddisfare la domanda. Questo è ragione di speranza. Non sarà forse vero che soltanto una piccola parte dell’umanità è disposta a diventare schiava della droga? Non varrebbe la pena allora concentrarsi sulla domanda di droghe senza dover destinare immense inutili risorse alla repressione della produzione e del traffico delle droghe? Forse con mezzi diversi da quelli usati finora potremmo riuscire a ridurne il consumo, le ragioni del consumo e gli effetti del consumo.

“E allora perchè non provare ?” dico io.



Fabio Bonari

Il problema sociale non è il drogato in quanto tale,ma la delinquenza che ci gira intorno.Il grave è che tanta gente,soprattutto giovane,senta il bisogno di un suicidio simbolico,che può diventare effettivo,cercando di sostituire il proprio mondo con quello virtuale .Il meccanismo è lo stesso delle sbornie fatali del sabato sera.A differenza dei guidatori ubriachi,i drogati fanno male solo a se stessi.Se la droga fosse libera e a buon prezzo,non finanzierebbe la malavita e ,soprattutto,vanificherebbe il proselitismo e la persecuzione da parte degli spacciatori dei pochi che cercano di uscire dal tunnel.



LucaF.

Le parole di Taradash a me paiono abbastanza vuote di contenuti nuovi e piene di una retorica veteropannelliana.
Certo la droga aumenta come consumo, e il prezzo è accessibile senza liberalizzarla o legalizzarla, ma io francamente non ritengo la sua futuribile legalizzazione di Stato o riconoscimento di pubblica utilità sociale, una forma di civiltà liberale individuale.
Sarò forse un pò veteroconservatore e proibizionista ma valuto oggettivamente i rischi ei benefici come a sfavore dei secondi.
Notizie recenti scientifiche ci dicono che lo spinello fa male (l’UK sta limitandone l’uso in tal proposito e pure certi sindaci di centrosinistra stanno rivedendo in virtù dell’illegalità che cresce e crescerebbe nei quartieri di periferia aumentandone il degrado sociale e culturale), inoltre qui mancano risposte al problema della sicurezza dei cittadini non drogati e sulla criminalità in aumento nei traffici di droga illecita o nuove droghe anche in paesi legalizzatori come in Olanda, e inoltre sia l’Oms e l’Ue hanno un parere leggermente più severo e attento.
Certo non si può mettere al rogo il consumatore, e il proibizionismo non funziona, ma questo perchè viene portato avanti con uno spirito culturale e non solo illiberale e condizionato da pregiudizi o a sostegno di droghe mentali e ideologiche ben peggiori.
Idem quello in suo favore.
Io ritengo e concordo con l’affermazione di Taradash, in cui bisogna lasciare la libera scelta dell’individuo nelle decisioni, anche su materie controverse e individuali, ma tale libertà può anche essere e rivelarsi libertà di non scelta (nessuno è obbligato ne deve sentirsi stimolato da attori esterni che ne caldeggiano l’uso), di non drogarsi.
Paradossalmente chi sceglie la droga pensa di compiere un gesto liberale, ma in realtà alla fine compie un scelto fortemente limitante della propria libertà personale, mentale, biofisica, sociale.
Insomma si può scegliere il proprio nichilismo corporeo e mentale individuale (come il guru), ma se questo come l’eutanasia o il testamento biologico, non condiziona le altrui vite.
La droga al pari dell’alcool condizionano le vite non solo dei consumatori o spacciatori, ma anche delle innumerevoli vittime secondarie di incidenti stradali e di rapine per denaro.
Pur essendo la droga a basso costo almeno inizialmente!.
E lo Stato cosa deve fare?, porsi il problema sociale come vorrebbero quelli di sinistra finanziando il consumo dei cittadini e creando apposite strutture sanitarie a spese dei contribuenti, esportandola, incentivando la coltivazione, o il suo abuso medico?, con i soldi del risparmiatore e del contribuente anche che non si droga?.
Non lo ritengo corretto, che un vizio e una libera scelta individuale possa divenire forma mentis da imporre socialmente e collettivamente in modo coercitivo dall’alto.
No allo stato etico proibizionista della morale, nè a quello cocalero della becera sinistreria.
Bisogna semmai iniziare una coerente infomazione su tali problemi delle droghe (tutte quelle che creano dipendenza anche gli spinelli!) oggettiva di rischi ed effetti medicamente ed empriricamente testati e comprovati clinicamente, per cercare di prevenire senza facili morali o immoralità nelle imposizioni di una lettura dei dati che deve rimanere critica a disposizione del cittadino e del giovane per una sua obbiettiva analisi e scelta.
Spero che i RL valutino come primo aspetto della questione droga, quello culturale di informazione non solo quantitativa statistica ma anche qualitativa, prima ancora che quello promozionale.
Perchè altrimenti il rischio è quello di peggiorare la situazione sulla droga e il consumo, andando facilmente con buone intenzioni e senza le adeguate considerazioni e prmesse, ad un fallimento sostanziale, a una scarsa credibilità politica ed elettorale al pari del Guru in tutti questi ultimi decenni di antiproibizionismo (una delle cause del suo isolamento politico), e a una situazione di posizioni sul tema vetero-sinistrorsa a loro favore e a danno di tutti anche di noi liberali che con il nostro ottimismo e buon senso nelle piccole cose, voliamo troppo in alto attualmente, in tali iniziative, senza aver preparato adeguati paracaduti di sicurezza.
Avevo scritto un articolo in tal proposito in passato su www.Neolib.it entro la questione RNP pro-droga talebana:
http://www.neolib.it/index.php?option=com_content&task=view&id=636&Itemid=30
per chi volesse approfondire.
LucaF.



LucaF.



Alessandro

ma non scherziamo. l’ignoranza uccide più della droga e chi scrive le fregnacce come severgnini è ignorante e spacciatore di ignoranza. la “nuova, potente varietà di cannabis detta «skunk»” io l’ho fumata nel 1990 ed era già fuori moda. il principe de curtis avrebbe detto ” Ma mi faccia il piacere, mi faccia!”



Liberale

Vedo che non sono l’unico a giudicare pericolosa ( visti i tempi che corrono ) una lotta talebana in nome del diritto di drogarsi.



LucaF.

Piano io non guardo al fatto che la notizia l’abbia scritta quell’interista di Sevregnini, a me interessa il dato di fatto che in Uk stanno chiudendo le maglie all’uso delle droghe. Punto.
LucaF.



Alessandro

@=>> LucaF

mettevo in guardia dal cialtro-giornalismo che serve a coprire scelte ( sbagliate ) politiche. questa storia della skunk ( o addirittura DELLO skunk ) gira da un paio di anni ed è una balla colossale.

quello a cui da liberali dovremmo guardare, sottoscritte le tesi di Taradash, è che per droga, pedofilia e terrorismo ( o anche solo per un “sospetto” su queste tre questioni ) le NOSTRE libertà personali sono in pericolo.

Alessandro



Liberale

Associare il termine libertà a pedofilia e terrorismo mi lascia alquanto “stupefatto”. Il principe De Curtis avrebbe detto MA MI FACCIA IL PIACERE! Spero tu abbia avuto un abbaglio alessandro. La libertà di assumere stupefacenti e\o alcol e\o doping deve essere limitata e contrastata necessariamente visto il loro impatto distruttivo. L’antiproibizionismo non significa permissivismo o peggio ancora relativismo. Ciò che non è proibito nn significa non debba essere contrastato!Solo un figlio di papà che vive di rendita ed ha l’autista può sperare di vivere in un harem fatto di sballo e nessuna responsabilità.



Liberale

I costi sanitari e sociali dell’abuso di sostanze stupefacenti vengono pagati dalla comunità. In ciò deve ricadere la responsabilità civile ed in ciò noto l’assenza di una proposta seria da parte di Taradash. Essere antiproibizionista rischia così di diventare uno slogan abbozzato e frettoloso.



Alessandro

@ =>liberale

nel merito: anche l’eccesso di alimentazione proteica ( la bistecca ) ha dei costi sanitari e sociali non indifferenti. se paragoniamo i morti per malattie cardiovascolari con quelli per cannabis ( zero, per la cronaca ) dovremmo, secondo il tuo ragionamento, emanare direttive sulla quantità massima di carne consentita ( per uso personale ). meglio e più autorevolmente di me puoi leggere
Milton Friedman
http://www.antiproibizionisti.it/notizia.asp?n=6086

nel metodo: astraendomi dalla questione droghe, indicavo un problema sempre più frequente e che forse meriterebbe l’attenzione di un convegno: quando ci troviamo di fronte ai ( presunti ) reati sopra indicati, può succedere ( e succede con inquietante frequenza ) che i tutori dell’ordine piombinio a casa alle 6 del mattino e, per buona cautela, sbattano intanto in cella il malcapitato. questa è secondo te una questione che un liberale può/deve porre?



Francesco O

Il problema, io credo, é che ciascuna persona debba essere libera di qualunque cosa non danneggi il prossimo. Sui rischi per la salute delle droghe devono pronunciarsi gli uomini di scienza e lo Stato dovrebbe semmai impegnarsi affinchè le informazioni sui rischi conseguenti all’uso di quelle sostanze siano quanto più possibile divulgate. Ma occorre un’informazione scientifica obbiettiva e mai ideologica. Sono personalmente convinto degli effetti positivi che la legalizzazione avrebbe per tutti, compresi le tante vittime di scippi da parte di tossicodipenenti che pur di procurarsi soldi, nei periodi di astinenza, sarebbero disposti anche a uccidere. Ma il principio fondmentale é che ciascuno dev’essere libero di fare ciò che vuole quando questo non implichi un pericolo diretto per gli altri. E’ anzitutto per questo che le droghe vanno legalizzate.



Federico

non scherziamo, ma chi crediamo che sia a vendere la droga ai famigerati ‘’giovani'’?! lo spacciatore stereotipato hollywoodiano non esiste. sono gli stessi ragazzini di 16 anni, consumatori, che si vendono tra loro coca pastiglie fumo e compagnia bella. ecco qual è il dramma sociale. gente che dovrebbe stare in piazza a magiare gelato e giocare a pallone, loro sono gli spacciatori



claudio torrenzieri

DI SPINELLI SI MUORE …. SUICIDI !!!!
http://amicidialberto.blogspot.com/



claudio torrenzieri

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULLA STORIA DI UN RAGAZZO DI 27 ANNI, NORMALE, COME TANTI, LAUREATO E PROFESSIONALMENTE IN CARRIERA, “BECCATO” CON UNA PICCOLA DOSE DI HASHISH E, COME UN MOSTRO, “INSOSPETTABILE E INCENSURATO”, SBATTUTO IN PRIMA PAGINA … TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE DEL SUO FUTURO MA CHE …IL DOVERE DI CRONACA … NON CI PERMETTE DI SAPERE PIU’ PERCHE’ LUI, ALBERTO MERCURIALI, SI E’ SUICIDATO LASCIANDOCI CON MILLE DOMANDE SENZA RISPOSTA … SE L’INTOLLERANZA, SE LA REPRESSIONE SENZA QUARTIERE, SE IL PROIBIZIONISMO NON PRODUCONO RISULTATI TANGIBILI ALLORA MEGLIO CAMBIARE METODO … CULTURA …



claudio torrenzieri

FEDERICO SCRIVE «sono gli stessi ragazzini di 16 anni, consumatori, che si vendono tra loro coca pastiglie fumo e compagnia bella. ecco qual è il dramma sociale. gente che dovrebbe stare in piazza a magiare gelato e giocare a pallone, loro sono gli spacciatori»
CLAUDIO RISPONDE:
si vede che non hai figli perché quando i ragazzini di 16 anni (anche più piccoli ed anche più grandi) si prendono la libertà di andare in piazza a giocare a pallone li cacciano via i vigli urbani e i carabinieri per disturbo alla quiete pubblica e quando chiedono spazi (anche autogestiti per autoresponsabilizzarsi) per incontrarsi fra di loro, per fare musica, per parlare e confrontarsi, per giocare, per ballare (e non per sballare) e, perché no, amoreggiare da adolescenti, la risposta che ricevono e che riceviamo noi genitori è: NON CI SONO SPAZI PER I GIOVANI perché costano troppo e poi che cosa vogliono, ci sono le discoteche ci sono le società sportive ci sono … VUOTI A PERDERE che noi cinquantenni non abbiamo conosciuto perché la comunità locale esisteva e c’era la parrocchia, c’era il circolo dei repubblicani e dei comunisti, c’era il campetto, c’era uno scantinato condominiale dove suonare, c’era il parco dove incontrarsi ed oggi tutto questo non c’è più, non c’è più la comunità locale, non c’è più senso di appartenenza ad una comunità locale, non puoi più andare in nessun luogo perché i luoghi pubblici non sono più liberi ma a pagamento, tutto è merce (anche la politica) come ce lo impone questo modello sociale mass-mediologico e tutto ha un prezzo ALTO anche l’aggregazione giovanile (che non può più essere spontanea ma deve essere organizzata, controllata …) e in mancanza d’altro che cosa rispondiamo ai nostri figli??? andate a farvi un gelato!!! MAGARI FOSSE COSI’ SEMPLICE E COSI’ BANALE … SI VEDE PROPRIO CHE NON HAI FIGLI E CHE IL TUO RISTRETTO E LIMITATO SPAZIO INDIVIDUALE NON HA POSTO PER LA COMPLESSITA’ SOCIALE.



claudio torrenzieri

a LUCA F che scrive: Le parole di Taradash a me paiono abbastanza vuote di contenuti nuovi e piene di una retorica veteropannelliana.
Rispondo
http://fuoriluogo.it/home/forum_droghe/comunicati_stampa/droghe_tornare_ai_dati_di_realt



LUCA BOCCONI

Sono un giovane di 19 anni, non mi drogo. Ma sono anchio antiproibizionista. Allora chiedo, questo discorso potrebbe essere allargato anche alla prostituzione?
Dare a ciò la dignità di “mestiere”; porterebbe migliaia di ragazze ad essere finalmente tutelate? ridurebbe la diffusione di malattie veneree? toglierebbe un lucroso traffico alla criminalità?…
Senza droghe e prostituzione alle mafie resterebbero solo pizzo e usura, quindi nn scomparirebbero…; ma come è stato già giustamente detto verrebbe meno la dimensione nazionale e internazionale di questi “istituti”, che tornerebbero ad essere fenomeni di “media” crimiminalità…
Fare un discorso prettamente economico dei vantaggi dell’antiproebizionismo; è ceretamente cinico;ma il punto è quindi come ha già scrittio Taradash; che il proebizionismo non funziona neppure nei suoi intenti sociali! E’ un fallimento contemporaneo e storico. Tentare la via della libertà, del libero arbitrio individuale, andando contro la concezione comune seguendo una via mai battuta, potrebbe dare risultati benefici inaspettati.
A tutti sembra strano che liberalizzare le droghe possa portare a ridurne la diffusione, così come non tutti colgono come liberalizzare il mondo del lavoro possa ridurre significativamente la disoccupazione. Essere liberali vuol dire anche accettare rinunce pragmatiche e sacrifici che possono sembrare ingiusti, pur di seguire la fiaccola della libertà, che conduce sempre a tesori più grandi, a meritocratica giustizia sociale e a alla tutela della dignità personale cui massima manifestazione è il libero e RESPONSABILE arbitrio.



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